Il nostro team

La missione di TIM è quella di supportare le Aziende nelle fasi di sviluppo e/o di ristrutturazione, affiancandole nella gestione del cambiamento

Finanza sostenibile: quali sfide per le imprese

Il tema della sostenibilità è un tema sempre più ricorrente all’interno delle aziende.

Adattare il proprio business model ad un mondo sostenibile è una vera e propria

sfida per molte imprese.

 

Per la prima volta dopo secoli, il focus di un’organizzazione non è meramente quello

di portare benefici economici, ma anche quello di tenere in considerazione le

problematiche sociali ed ambientali, impattando positivamente l’ecosistema che le

circonda.

 

In un contesto economico dove i consumatori e gli investitori sono sempre più attenti

ai temi della sostenibilità ambientale e sociale, la responsabilità sociale d’impresa

assume un ruolo fondamentale per poter competere nel mercato presente.

 

Data l’importanza di questa tematica, in molte aziende si sta introducendo la figura

del Sustainability manager, il “manager della sostenibilità” per inserire nel piano

strategico aziendale gli obiettivi relativi alla sostenibilità ed avere una figura preposta

a monitorare performance e avanzamenti in campo ESG (Enviromental, Social,

Governence).

 

Le grandi sfide ambientali e sociali sono diventate di importanza fondamentale per

tutte le aziende globali e a livello europeo i nuovi piani di investimento comunitari,

hanno promosso incrementalmente la sostenibilità e un’economia climatica neutra.

 

Nello specifico nell’ambito della finanza sostenibile, un tema delicato che indirizza le

decisioni di investimento sono gli obiettivi ESG, che obbligano di fatto molte aziende

ad evolversi e a tarare le proprie politiche e i propri comportamenti, in conformità con tali

obiettivi.

 

 

  • Environmental: la crescita deve essere sostenibile sul piano ambientale,

considerando i rischi legati ai cambiamenti climatici e quindi attenta alla

riduzione delle emissioni di Co2, all’efficientamento energetico, l’azienda

porre la massima attenzione allo spreco di acqua e ad altre pratiche che

mettono a repentaglio le risorse naturali, come ad esempio la deforestazione.

  • Social: miglioramento dell’ambiente di lavoro sotto diversi aspetti:

○ perseguire politiche e comportamenti inclusivi per tutti i tipi di diversità,

di sesso, di età, di abilità;

○ miglioramento delle condizioni di sicurezza sul lavoro;

○ porre la massima attenzione al rispetto dei diritti umani;

○ miglior relazione con i sindacati;

○ in sintesi, un’assunzione di responsabilità sociale a 360 gradi.

  • Governance: a livello di governance societaria si richiedono etica e la

massima trasparenza da parte dei vertici. Diventa fondamentale

implementare politiche di diversità e inclusione nella composizione dei CdA, e

garantire la presenza di piani ed obiettivi di sostenibilità, legati alla

remunerazione del board.

 

Perché la sostenibilità è importante per gli investitori?

La sostenibilità è un tema rilevante per gli investitori perché il riscaldamento globale

e il cambiamento climatico rappresentano dei rischi considerevoli all’interno dei

portafogli di investimenti.

 

Stiamo attraversando un momento di transizione da un’economia alimentata da fonti

poco sostenibili ad un’economia futura a basse emissioni di carbonio. Nuovi modelli

di business rispettosi del clima e dell’ambiente esistono, ma rappresentano ad oggi

la minoranza delle società nelle quali poter investire.

 

Il mercato ad oggi è composto prevalentemente da aziende nate quando il

riscaldamento globale non era un problema comune dibattuto, che però devono ora

necessariamente adattarsi alle nuove esigenze dei consumatori e degli investitori.

 

Come capire quali realtà stanno realmente affrontando il cambiamento mutando le

loro fondamenta verso un approccio realmente più sostenibile e quali invece si

stanno adattando superficialmente, mutando semplicemente la propria facciata?

 

Il ruolo dei rating ESG

La crescente importanza dei temi relativi alla sostenibilità per chi investe o per chi

concede un credito ha creato la necessità di misurare la performance delle imprese,

anche in termini dei parametri ESG.

 

Come gli Score (algoritmi statistici) e i Rating creditizi (valutazione del merito

creditizio da parte degli analisti) misurano l’affidabilità di un’impresa e la sua

situazione di indebitamento, gli Score e i Rating ESG sono da poco stati introdotti

per valutare il grado di sostenibilità di un’impresa, nei tre ambiti: ambientale, sociale

e di governance. Si differenziano però da quelli creditizi perché in questo caso

praticamente non esistono misure oggettive riconosciute pubblicamente.

 

Nel caso degli Score e dei Rating Creditizi ESG si tratta di considerare un ampio

ventaglio di variabili, sia quantitative che qualitative. Mancano però delle

regolamentazioni ed un’autorità, come in Europa ad esempio esiste L’ESMA

(autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati), che autorizza le agenzie di

Rating ad emettere le valutazioni.

 

Per far fronte a questa mancanza, le agenzie di rating, a livello quantitativo, valutano

la sostenibilità in base alle performance dell’impresa analizzando i dati pubblici

disponibili. La parte di analisi qualitativa invece prevede la raccolta di dati ed

informazioni tramite questionari sui tre ambiti ESG.

 

Perché per un’impresa misurare la sostenibilità è un’azione strategica?

Per poter aumentare la propria attrattività verso gli investitori, molte aziende

dovrebbero attivarsi proattivamente:

 

  • Introdurre modelli di governance aziendale più trasparenti e aperti agli

investitori.

  • Monitorare quantitativamente gli impatti ambientali, fornendo più

frequentemente informazioni oggettive sull’attività aziendale.

  • Evidenziare qual è l’impatto sociale ed economico dell’azienda sul territorio.
  • Includere nei piani finanziari KPI’s relativi alla sostenibilità e legare a questi

ultimi una parte del bonus del top management.

 

Poter disporre di un rating ESG per un’azienda riserva considerevoli vantaggi sotto

vari punti di vista.

 

Innanzitutto, si ha una vera e propria misurazione della performance nel

campo della sostenibilità. Questo garantisce all’azienda un tracciamento dello

storico della propria sostenibilità, di fondamentale importanza per le analisi

future.

Un altro vantaggio è rappresentato indubbiamente dal posizionamento

aziendale sul mercato. Essere sostenibili è oggi una leva commerciale non

indifferente, che va anche a impattare positivamente sulla reputazione

aziendale.

Altri vantaggi sono rappresentati dall’incremento delle opportunità di

raccogliere investimenti, oltre al miglioramento delle opportunità e dei costi di

finanziamento.

 

Per potersi differenziare dai competitor e implementare delle politiche strategiche

ESG efficaci bisogna affidarsi a manager competenti. La sostenibilità non è un trend

del momento o una moda passeggera, è un tema sempre più attuale, pronto a

restare.

 

La spinta della transizione energetica sta cambiando il paradigma strutturale

all’interno delle aziende. Le aziende devono necessariamente ridurre la propria

 

impronta ecologica, posizionandosi non solo come organizzazioni artefici di profitti,

ma anche come enti sociali destinati a creare sempre più valore a livello sociale

condiviso.

 

Per questo bisogna essere pronti ed avere a disposizione strumenti adeguati. TIM

Management può offrire manager ad interim che si occupano proprio di questo per

aiutare la tua realtà ad affrontare al meglio questa transizione positiva.

Nasce SMS – Scuola per Manager Sostenibili

Ne parliamo con il fondatore Fabrizio Favini

La sostenibilità è un tema epocale, perché ha a che fare con il passaggio da un sistema economico che presuppone la disponibilità illimitata di risorse – materie prime, terra da coltivare, spazio per costruire, mercati, consumatori, manodopera, aria, acqua – ad un altro sistema economico consapevole che queste risorse sono invece disponibili in quantità limitata.

Partiamo da un dato di fatto: la maggioranza delle aziende spreca più capacità umane di quelle che riesce a mettere a frutto. La stragrande maggioranza dei Collaboratori svolge compiti che non richiedono creatività, iniziativa, intelligenza critica, entusiasmo.

Tutto ciò costituisce un enorme spreco di potenzialità, attitudini e motivazione poiché i Collaboratori non si sentono né liberi di contribuire al successo dell’Azienda né padroni di realizzare con passione la propria soddisfazione.

La sostenibilità: un nuovo modello per tornare a crescere 

Per questi motivi è necessario, prima di ogni altra cosa, liberare la creatività sepolta all’interno delle aziende, sviluppare e infondere fiducia, stimolare il coraggio per il nuovo, vivere i cambiamenti senza più subirli, ridurre le distanze tra le persone, alimentare la soddisfazione.

Sono i valori alla base del modello dello sviluppo sostenibile che non possono più essere considerati estranei all’Impresa bensì devono diventare parti integranti del suo modello di business.

Orientare l’Azienda alla sostenibilità – sociale, economica, ambientale – è diventata un’esigenza inderogabile quanto impellente.

 Pertanto è necessario e urgente

  • adottare ed applicare un nuovo concetto di crescita, sia aziendale che individuale, che metta in armoniosa sintonia tutti quei valori che finora gli Azionisti non hanno preso in considerazione;
  • seguire la strada della ricomposizione, valorizzando la singolarità contributiva di ciascuno, per collegare un mondo iper frammentato, pieno di paradossi, contraddizioni, diseguaglianze, muri, esclusioni;
  • adottare  un differente spirito imprenditoriale che sappia  coinvolgere e creare benessere per tutti i Portatori di interesse, direttamente o indirettamente coinvolti ed impegnati nel successo dell’Azienda; 
  • operare una trasformazione da capitalismo finanziario a capitalismo più responsabile e sostenibile che riduca gli squilibri economici e sociali preservando l’ecosistema ambientale.

Questi obiettivi, altamente sfidanti, fanno chiaramente intendere come sia molto difficile mettere a fuoco un cambiamento di così ampia portata in assenza di nuovi, adeguati, consistenti e coerenti modelli di Leadership e di Management. 

Alcuni dati che possono aiutare a comprendere la portata del cambiamento in atto:

  • Secondo il  rapporto UnionCamere 2020, sulla base delle previsioni del modello Excelsior, un terzo dei fabbisogni di competenze fino al 2024 verrà assorbito dai temi della sostenibilità e del digitale, dove la sostenibilità da sola rappresenta il 19% del totale.
  • Tra i circa 2,7 milioni di persone che entreranno nel mondo del lavoro nei prossimi 5 anni il 62% dovrà avere competenze sui temi della sostenibilità, un requisito sempre più richiesto dal mercato.
  • Il 10 ottobre 2020 il Corriere della Sera riporta questa affermazione di Silvia Candiani, CEO di Microsoft Italia: “Oggi quasi il 40% delle aziende dice che non cambia modello di business perché manca di persone competenti”.
  • Pietro Ichino ha scritto: “Già solo per le competenze tradizionali le aziende non trovano risorse. A fine 2019 vi erano in Italia 1,2 milioni di posti di lavoro scoperti per mancanza di competenze (fonte UnionCamere e ANPAL). Immaginiamoci lo sforzo e le difficoltà se le competenze richieste sono eccezionali, come quelle richieste dalla sostenibilità a tutto tondo. Infatti, la difficoltà di reperire le figure è direttamente proporzionale alla professionalità”. 
  • “Il problema principale per le nostre aziende continua ad essere la difficoltà nel reperire collaboratori con competenze adeguate” (ISTAT: limite alla crescita – Nota sullo stato dell’economia, Gennaio 2022)

Perché SMSSCUOLA per MANAGER SOSTENIBILI

Ci risponde Fabrizio Favini, consulente alle imprese dal 1975 e fondatore di SMS: “perché è necessario ed improcrastinabile produrre, trasferire, applicare, consolidare e diffondere un nuovo paradigma manageriale che integri le competenze gestionali e di business con una ampia visione della responsabilità sociale dell’Azienda, mettendo il proprio Capitale Umano al centro del processo di innovazione.

La nostra nuova Scuola si distingue da analoghe iniziative in quanto sviluppa e valorizza non solo la dimensione etica della sostenibilità, in buona parte già acquisita e praticata, ma valorizza e sviluppa anche la dimensione estetica propria dell’Umano per generare un futuro più bello, attraente ed appassionante, oltre che più giusto”.

“Noi formiamo Manager Sostenibili, prosegue Favini, appassionati nel creare nuovo valore nelle Imprese e nelle Istituzioni, aiutandoli a diventare veri propulsori, capaci di promuovere e realizzare una SOStenibilità che sia insieme sociale, economica, ambientale.

E’ un tema epocale quello della SOStenibilità perché ha a che fare con il passaggio da un sistema economico che presuppone la disponibilità illimitata di risorse – materie prime, terra da coltivare, spazio per costruire, mercati, consumatori, manodopera, aria, acqua – ad un altro sistema economico consapevole che queste risorse sono invece disponibili in quantità limitata”, conclude Favini.

In sintesi, quelle che SMS offre al Mercato sono competenze particolari, originali, molto innovative e abilitanti al nuovo modello di impresa sostenibile.

Obiettivi della scuola

  • Modellare e rilasciare skill coerenti per manager sostenibili, senza i quali la sostenibilità sociale, ambientale ed economica delle imprese è destinata a restare soltanto un paradigma teorico, privo di applicazione concreta.
  • Supportare il manager nell’implementazione dei principi della sostenibilità a specifici processi applicando così i modelli acquisiti durante la frequentazione della SMS alla realtà operativa della propria Organizzazione.
  • Fornire alle aziende un supporto completo, adeguato e qualificato per aiutarle nell’impegnativo sforzo di trasformare la propria cultura.
  • Formare la Persona alla dimensione estetica della sostenibilità come prassi vincente e differenziante.

A chi si indirizza SMS

  • A tutte le Aziende consapevoli che far evolvere il proprio modello di business non è un’opzione bensì una condizione di sopravvivenza. 
  • A manager impegnati nel reskilling delle proprie competenze, indispensabili per sviluppare e applicare modelli di sostenibilità sociale, ambientale ed economica all’interno della propria Organizzazione.
  • Ad aspiranti manager della sostenibilità, motivati a ricoprire tale ruolo presso aziende, enti e organizzazioni impegnate a (ri)progettare il proprio futuro.

Le caratteristiche della scuola

  1. È un incubatore in cui ricercare e sviluppare apprendimento su 3 livelli: 
    • sapere: trasferimento ed acquisizione di cultura, saperi, modelli ed esempi di riferimento funzionali al nuovo stile di management;
    • saper fare: traduzione di cultura e di saperi in competenze applicabili e riscontrabili nei nuovi comportamenti; 
    • saper essere: realizzazione di sé come manager sostenibile a garanzia dell’eccellenza prestazionale nel nuovo ruolo.
  2. È un facilitatore di execution in quanto supporta ed orienta il neo-manager nella realizzazione del processo aziendale della sostenibilità. 
  3. È un brodo di coltura di autorealizzazione e di diffusione della sostenibilità all’interno della specifica organizzazione e presso i relativi Stakeholders.

 

Fabrizio Favini, nel mondo della consulenza alle imprese dal 1975, si occupa di sviluppo di risorse umane sul fronte del business development. 

Facilitatore e formatore, opera interventi per l’adeguamento del comportamento e per l’aumento delle performance, sia individuali che di gruppo. 

Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: La vendita di relazione (Il Sole 24 Ore, 2002); La vendita fa per te (Il Sole 24 Ore, 2012); SCUOTIAMO L’ITALIA! Non abbiamo mai avuto così poco tempo per fare così tanto ( Franco Angeli, 2014).


Scopri il programma della scuola e come iscriversi

ESG (Environmental, Social and Corporate Governance): quanto sono importanti per gli investitori?

Gli investimenti sostenibili e responsabili (SRI: Sustainable and Responsible Investments) conquistano uno spazio sempre più ampio nel mercato azionario grazie a investimenti destinati a generare un rendimento che, non solo sia finanziariamente soddisfacente, ma che integri anche l’attenzione verso l’ambiente, e le tematiche sociali come le pari opportunità e la corporate governance. Gli SRI vengono dunque gestiti da fondi ETF (Exchange-Traded Fund) che investono su aziende selezionate tra quelle impegnate regolarmente in tematiche di sostenibilità, ovvero che rispettino i criteri ESG.

 

Ma cosa sono gli ESG? 

Il concetto ha origine dall’approccio “Triple Bottom Line”, noto come “Persone, Pianeta e Profitti” (PPP): nasce negli anni ’90 e prevede che le aziende non debbano basare le proprie attività solo sulla generazione di “Profitti”, ma su ciascuna delle tre “P”. Questo concetto si è evoluto nei fattori ESG, che oggi sono il punto essenziale di scelta per gli investimenti degli SRI.

I fattori ESG (Environmental, Social e Governance)  si utilizzano per definire quei criteri possano essere impiegati in ambito economico per misurare e analizzare la sostenibilità di un investimento, ovvero vi è una valutazione delle imprese che va oltre gli obiettivi economici dell’impresa stessa. Questa misurazione, dunque, non viene effettuata solo da un punto di vista prettamente finanziario, ma tiene in considerazione anche aspetti di natura ambientale, sociale e di governance. 

Nello specifico: 

  • i criteri Environmental definiscono l’impegno che l’azienda dedica alle tematiche ambientali e di sostenibilità (es. sfruttamento di energie rinnovabili, lotta contro i cambiamenti climatici); 
  • i criteri Social valutano le modalità di valorizzazione degli individui all’interno dell’impresa (es. gestione del capitale umano, riduzione delle disuguaglianze sociali e di genere); 
  • i criteri di Governance rendono espliciti i valori legati alla modalità con cui l’azienda è amministrata (es. definizione dei ruoli, remunerazione manageriale). 

 

Una forte spinta dei fattori ESG durante la pandemia 

Forum per la Finanza Sostenibile e ALTIS dell’Università Cattolica del Sacro Cuore hanno verificato che le imprese impegnate da più tempo nei percorsi di reporting di sostenibilità traggono maggiori benefici anche dal punto di vista delle performance finanziarie. Inoltre, hanno anche messo in luce che il periodo nel quale questo effetto positivo si verificato con maggiore frequenza è quello della crisi provocata dalla pandemia: infatti nei primi tre mesi  del 2020 gli investitori hanno riscontrato difficoltà ad attenuare  l’impatto del blocco delle economie globali causato dall’esplosione del coronavirus, la cui conseguenza è stata il crollo dei mercati azionari globali. La pandemia ha spostato ancora più rapidamente l’attenzione dei mercati sull’importanza dei fattori ambientali, sociali e di governance (ESG), dal momento che è stato riscontrato che le aziende già attente alla gestione di questi rischi hanno affrontato meglio la crisi. Ad esempio tramite una gestione attenta e consapevole della filiera dei fornitori e l’attuazione di un piano a protezione del personale mirato a non perdere la continuità operativa. Oltre ai fattori legati alla pandemia, ci sono anche altri indicatori che spingono le aziende a sposare i valori di Corporate Social Responsibility, tra cui: bilancio di sostenibilità, miglioramento della propria corporate reputation e maggiore capacità di attirare clienti ed investitori.  

 

L’accesso preferenziale ai fondi ETF: preparare un reporting di sostenibilità è sufficiente? 

Alle aziende virtuose è consentito un accesso preferenziale a fondi e finanziamenti dedicati: come ad esempio i fondi passivi quotati in borsa, Exchange Traded Fund (ETF), che investono per sostenere i valori di queste imprese. Le criticità riscontrate nell’accesso a questi fondi sono riconducibili alle aziende che non producono concretamente dei risultati significativi rispetto alle tematiche a cui si dichiarano legate o alle aziende che operano solo con l’obiettivo di un miglioramento della propria corporate reputation. Queste aziende finiscono inevitabilmente per essere escluse dalla selezione per accedere ai fondi. È fondamentale difatti allinearsi agli obiettivi degli investitori, essere in grado di fornire dati ESG indipendenti e portare risultati concreti attraverso la rendicontazione di sostenibilità. Per fornire i dati di reporting ESG bisogna redigere appunto un documento di sostenibilità in linea con con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite, fissati per il 2030. 

A tal proposito INVESCO ha creato uno strumento, ESG/Intel in grado di dare accesso ad un rating interno ed ad una classifica settoriale sul Global Industry Classification Standard. Lo strumento serve alla società che lo utilizza per definire quanto effettivamente sono influenzate dalle tematiche ESG e include: 

– 20 indicatori ESG a livello di fondo 

– 50 indicatori ESG a livello di singola entità

Le aziende però molto spesso non tengono una rendicontazione regolare e non dispongono delle risorse per rilevare tutti questi indicatori, infatti frequentemente Invesco è costretta a ricorrere all’analisi di fonti di dati alternative, per colmare il gap. 

 

Si può in conclusione definire un unico grande obiettivo che spinge gli investitori ad essere più coscienti nella decisione di investire su un’azienda: portare un impatto positivo sulle persone e sul pianeta che vada oltre le criticità e che si basi sui risultati reali.

L’organizzazione della tua azienda è in grado di gestire con efficacia le problematiche legate ai fattori ESG? Se così non fosse, la soluzione potrebbe essere quella di affidarsi a un Interim Manager esperto nell’implementazione del monitoraggio aziendale dei valori ESG.

TIM Management è in grado di supportare l’imprenditore e il manager nell’affrontare i temi legati alla sostenibilità, all’organizzazione e alla governance aziendale. Lo fa con partner di alto profilo, che hanno maturato una profonda esperienza nel settore e che possono in tempi rapidi colmare il gap e, allo stesso tempo, supportare la crescita delle competenze del management interno.

ASviS: il ruolo della finanza sostenibile

Il ruolo che la finanza può avere nel favorire una decisa transizione verso nuovi modelli di comportamento sostenibile delle imprese, ma anche nei processi decisionali nella pubblica amministrazione è infatti senza dubbio rilevante.

In questo articolo approfondiremo il tema di forte attualità ripercorrendo quanto emerso durante l’incontro “Le imprese di fronte agli obiettivi dell’Agenda 2030: le nuove sfide della regolazione europea e di Next generation Eu” in occasione del Festival dello sviluppo sostenibile 2021, organizzato da l’ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile 

L’incontro si è sviluppato principalmente attorno al ruolo della finanza sostenibile, a livello europeo e nazionale. Si è infatti discusso prendendo in considerazione:

  1. l’evoluzione della normativa europea in tema di finanza sostenibile e il ruolo di quest’ultima all’interno del Recovery Plan, fondo europeo per la ripresa economica degli stati membri colpiti duramente dalla pandemia.
  2. Il PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza preparato dall’Italia per rilanciare l’economia dopo la crisi pandemica, al fine di sviluppare maggiormente una concreta trasformazione green e digitale del nostro paese.

 

L’action plan e l’accelerazione sulla finanza sostenibile

Con l’adozione dell’Action Plan sulla finanza sostenibile, l’Unione Europea ha fin da subito reso chiaro l’obiettivo di dare una svolta alla trasformazione del modello di sviluppo europeo, tramite una linea politica volta a favorire ampiamente la transizione ecologica. 

Grazie all’evoluzione della “Strategia per finanziare la transizione ad un’economia sostenibile” e ad altri miglioramenti normativi tra cui le ultime definizioni del Regolamento sulla tassonomia delle attività sostenibili e gli atti delegati connessi, e del Regolamento UE sull’informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari, l’action plan ha accelerato notevolmente sul tema della finanza sostenibile.

 

Investimenti pubblici: interazione tra finanza pubblica e privata

L’adozione sul fronte nazionale dei Piani di rilancio e resilienza apre il confronto su temi come l’efficienza della Pubblica Amministrazione all’interno dei processi di investimento e sulla governance di tutti i livelli di governo che verranno coinvolti per la definizione dei programmi di investimento.

Durante l’incontro è stata posta particolare attenzione alla capacità del sistema economico italiano di moltiplicare gli effetti del PNRR anche sfruttando l’interazione tra finanza pubblica e privata, per quanto riguarda gli investimenti pubblici. Interessante sarà, in questo contesto allo stesso tempo entusiasmante e complesso, capire in che modo, e quanto, il panorama aziendale italiano, in cui le piccole e medie imprese hanno un ruolo centrale, sia in grado di trarre più vantaggi possibili da tutti gli incentivi, investimenti e riforme che verranno introdotte. 

Il ruolo che la finanza può avere nel favorire questa transizione nei modelli di comportamento, nelle funzioni obiettivo delle imprese e nel decision-making pubblico è assolutamente centrale” – ha affermato il presidente dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile Pierluigi Stefanini. 

Il processo ha avuto un’ulteriore accelerazione con il Next Generation EU, strumento di reazione alla crisi economica provocata dal Covid-19, attraverso il quale un programma di riforme, investimenti pubblici ed incentivi alle imprese dovrà sostenere la difficile ripresa dell’economia in fase post-pandemica”.


TIM Management in prima linea

L’investimento sostenibile e responsabile è uno strumento in grado di influenzare il modello di sviluppo economico e renderlo più̀ in linea con i principi della sostenibilità.

In TIM Management osserviamo costantemente le novità e i cambiamenti del mercato italiano e internazionale, dedicando particolare attenzione alle esigenze e alle criticità diffuse tra gli imprenditori per supportarli con le risorse manageriali più adatte e competenti per un ruolo specifico, in particolare per quanto riguarda l’adozione di nuovi criteri di sostenibilità e responsabilità sociale e l’inserimento di nuove figure manageriali dedicate a gestire la transizione dell’organizzazione.