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La missione di TIM è quella di supportare le Aziende nelle fasi di sviluppo e/o di ristrutturazione, affiancandole nella gestione del cambiamento

Open Innovation: integrare nuove tecnologie e soluzioni digitali nel settore finanziario

Sono sempre più frequenti e impattanti le iniziative di Open Banking, a cui si sono aggiunte più recentemente le iniziative di Open Finance, ovvero l’Open Innovation del settore finanziario: sempre con lo scopo di creare innovazione collaborativa con il mondo digitale e di creare soluzioni innovative al servizio delle imprese. 

I servizi finanziari crescono sempre più rapidamente e si trasformano, mettendo al centro la persona, e creando esperienze sempre più personalizzate e soddisfacenti per i clienti. Questo può avvenire grazie a un processo sempre più avanzato di condivisione di dati che necessita dell’esperienza, della tecnologia e della partecipazione di aziende innovative già attive nel Fintech e nell’Insurtech.

L’Italia è stata più lenta nell’adozione dei nuovi modelli di banking e finanza ma oggi sta sviluppando una forte crescita nei servizi di Open Banking, anche se con impatto ancora molto lontano da quello dei paesi Nord-Europei. 

Cosa intendiamo quando parliamo di Open Finance

“Paradigma che presuppone che le aziende possano e debbano utilizzare idee e tecnologie esterne in sinergia con quelle interne e che siano aperte a collaborazioni interne ed esterne al mercato di riferimento, mentre cercano di far progredire la propria tecnologia”. Henry Chesbrough (economista statunitense, 2003). 

Adottando un approccio ‘open’ le piccole aziende possono sviluppare nuove idee di business e aumentare la propria competitività nei confronti dei modelli chiusi delle imprese leader che basano i loro sviluppi esclusivamente su risorse e tecnologie interne. Quest’ultimo è un approccio che rinuncia al confronto e all’apertura verso l ‘esterno e che diventa in breve termine un blocco per la crescita. 

Il modello di Open Innovation, applicato al settore finanziario e assicurativo, ha dunque l’obiettivo di catturare tutte le opportunità di business derivanti dal ricorso a risorse (idee, competenze, dati, ecc.) esterne all’impresa e generalmente provenienti dal mondo Fintech e Insurtech.

Open banking e open finance: lo sviluppo in Europa 

CBI, l’hub per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione dell’industria bancaria e finanziaria nazionale e internazionale, ha appena pubblicato un report sull’open banking che ci mostra che nell’UE l’adozione della PSD2, che ha permesso la libera condivisione di propri dati finanziari e bancari da parte degli utenti, ha dato un grande slancio alla diffusione dei servizi di open banking e sono ormai più di 500 le terze parti che forniscono servizi di accesso ai conti correnti e servizi di pagamento su utenze gestite dai player tradizionali. CBI stima che queste ultime siano cresciute del 300% dal 2019. Dallo stesso report emerge anche che è in crescita, seppure in fase iniziale, l’utilizzo di strumenti di Open banking in relazione a investimenti, prestiti e assicurazioni.

Possiamo però fare una considerazione più ampia, ovvero che l’innovazione non deve essere limitata ai soli servizi bancari, ma può e deve essere estesa a tutti i servizi finanziari, come ad esempio i finanziamenti e la gestione di fornitori e clienti.

A livello Europeo l’osservatorio Fintech e Insurtech ha preso in analisi 48 piattaforme software che sviluppano nuove iniziative orientate a una logica Open Finance: sono nuovi provider che consentono in modo più agevole lo scambio di dati e l’elaborazione di questi ultimi per l’attivazione di servizi e analisi; sono servizi e informazioni che favoriscono l’interazione e la collaborazione per lo sviluppo di innovazioni tecnologiche sempre più efficaci e impattanti per le aziende e i privati. 

Il nuovo paradigma ‘Open’ sta cambiando profondamente il mercato, aiutando a ridurre i confini tra le industrie a favorire lo sviluppo di nuove fonti di reddito originate dal cross selling di prodotti e servizi. Ad esempio è sempre più frequente che attori provenienti da industrie tradizionali sviluppino Servizi Finanziari per costruire piattaforme integrate dove gli utenti possono accedere a un’ampia serie di servizi e pagarli senza soluzione di continuità, come Telepass che offre pagamenti in app per il parcheggio, il trasporto pubblico e diversi servizi automobilistici o Sisal, entrato nel settore bancario attraverso la creazione di SisalPay (ora Mooney), la cui missione è quella di semplificare i pagamenti adottando un modello di Proximity Banking.

Uno sguardo al futuro

Il passo successivo all’open Banking è stata l’apertura di uno spazio di collaborazione tra fornitori di soluzioni fintech e insurtech e l’industria finanziaria che per tradizione è molto conservatrice e chiusa all’innovazione, sa questa unione sta appunto nascendo l’Open Finance. 

È palese che questo approccio porterà dei benefici sia per gli individui sia per le imprese: è un approccio che permette in modo molto semplice e automatico di conoscere più profondamente le proprie finanze e di conseguenza poter ottimizzare il controllo sulle stesse per i privati ma soprattutto per le imprese che stanno affrontando sfide sempre più complesse nella gestione del business e della finanza. Avere l’accesso semplificato a più informazioni e analisi strutturate, porta i responsabili aziendali, finance manager e CFO, a prendere migliori decisioni finanziarie e gli istituti finanziari a poter valutare in maniera più semplice e veloce il rischio e la situazione del cliente in termini di disponibilità di cassa e indebitamento. 

Le aziende potranno anche accedere ai dati più rilevanti dei clienti e ottenere l’onboarding di nuovi clienti in modo più rapido e sicuro, grazie a soluzioni fintech sempre più avanzate e semplici da utilizzare. 

In conclusione possiamo dire che l’open finance è il naturale sviluppo dell’open banking: il livello successivo che porterà all’ottenimento di servizi finanziari personalizzati per aziende e individui. 

Per poter cogliere le opportunità offerte dall’Open Finance in ambito commerciale e finanziario, è importante che l’azienda possa contare su risorse competenti e aperte al cambiamento all’interno della propria organizzazione; spesso si rivela opportuno il coinvolgimento di personale specializzato esterno, come ad esempio la figura di un Interim Manager con un bagaglio esperienziale ampio, sviluppato in settori differenti, che sia in grado di integrare all’interno delle organizzazioni nuove tecnologie e soluzioni digitali che ha già sperimentato con successo in altri contesti analoghi. 

 

Vuoi saperne di più? SCARICA IL REPORT CBI-PWC sulla situazione dell’Open Banking globale. 

TIM Management è in grado di supportare l’imprenditore nelle aree sales e finance con manager C-Level di alto profilo, che hanno maturato una profonda esperienza specifica in aziende del settore di competenza. 

 

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Le principali sfide per il 2022 in termini di digitalizzazione dei processi

La pandemia ha definito e velocizzato per necessità l’introduzione del digitale nel lavoro. Il digitale si è integrato non solo al sistema produttivo, ma soprattutto ai flussi lavorativi e alla gestione documentale all’interno delle aziende, nello stesso tempo è diventato protagonista nel contatto con il cliente e nei processi di vendita. 

Sempre con maggiore frequenza è possibile incontrare termini come smart-working, cloud, e-commerce ed e-learning che non sono più una novità tra i lavoratori. Possiamo attribuire una buona parte delle ragioni di questo cambiamento alla pandemia globale Covid-19: ha accelerato questo processo, rendendo necessaria l’implementazione di questi strumenti, ma anche sottolineando l’importanza di un cambio dell’attitudine del management italiano. 

 

Digital Transformation: quanto effettivamente ha influito sul panorama aziendale italiano? 

Per rispondere a questa domanda è bene definire da cosa scaturisce la necessità di affrontare un processo di trasformazione: nel 2013 i sociologi Bradley e McDonald introducono il termine Social Organization che mai come ora può essere attualizzato ed utilizzato per definire la gestione organizzativa della community collaborativa (mass collaboration) che consente di generare innovazione e potenziare il business, valorizzando specificatamente le competenze del capitale umano, oltre a permettere di coinvolgere tutti gli stakeholder. Non è però sufficiente per le imprese approcciare il cambiamento solo in linea teorica, è sempre più necessario che anche il modello di governance cambi radicalmente.

Infatti, i dati del Rapporto realizzato dal Censis in collaborazione con il Centro Studi TIM sulla trasformazione digitale dell’Italia, evidenziano come le aziende italiane mostrino un chiaro ritardo sulle tematiche di innovazione digitale, in particolare rispetto ai competitors europei presi in analisi; ma i dati presentati mostrano anche una maggiore consapevolezza del fatto che l’Italia sta diventando sempre più competitiva sul mercato digitale. 

Per l’EC Country Report Italy, il nostro paese è al 25esimo posto a causa dei ridotti investimenti in digitalizzazione e innovazione, soprattutto da parte delle PMI.

Nonostante ciò, possiamo riscontrare che sia in Francia che in Germania, le due più importanti economie europee, meno del 60% delle imprese hanno dichiarato che l’introduzione dei social media all’interno della propria corporate è importante per il proprio business, e solo il 40% utilizza e-commerce per la vendita dei propri prodotti online, contro il 58% delle aziende made in Italy.

Tra i paesi presi in analisi, l’Italia e la Spagna, hanno la percentuale più alta di Digital Starters (22%), PMI sul mercato da non più di quattro anni, naturalmente predisposte a considerare  gli strumenti digitali fondamentali per la loro crescita. 

 

I cambiamenti nel mondo HR: come rispondono i responsabili delle risorse umane 

In alcune funzioni, più che in altre, la situazione difficile degli ultimi anni ha rappresentato un’occasione di aggiornamento per le aziende, soprattutto, come ci dicevamo, nella digitalizzazione dei processi. Tra le funzioni che hanno meglio profittato dei benefici della digitalizzazione sono in primo piano le Human Resources, e questo nonostante o forse proprio grazie al forte impatto che ha subito il mondo del lavoro dalla crisi pandemica. Ad esempio, secondo queste statistiche stilate dal Sole24Ore le risorse umane hanno scelto di  utilizzare i social network per diverse finalità, tra cui: 

  • 25% team building;
  • 26% onboarding;
  • 34% training;
  • 41% comunicazione aziendale;
  • 69% recruiting

In questo periodo di forte discontinuità diventa fondamentale il ruolo degli HR manager che devono saper guidare e supportare  uno stile di leadership orientato al cambiamento, che sappia incentivare la trasformazione dei ruoli e individuare figure propense al cambiamento e al miglioramento dei processi e dell’organizzazione. 

 

I tools a supporto delle strategie di recruiting  

Strumenti come Linkedin, o Breezy (per l’automatizzazione del processo di selezione), già utilizzati dai recruiter da diverso tempo, ma anche i più recenti software per la gestione dei video-curricula come Talentcube stanno portato notevoli vantaggi per la funzione HR: possono accelerare la gestione del processo di pre-screening, semplificare il recruiting e anche contribuire a rafforzare l’employer branding. Sono solo alcuni esempi dell’impatto della digital transformation sul ruolo dei professionisti della gestione delle risorse umane. 

 

In conclusione, le Risorse Umane nel nostro paese sono all’avanguardia e stanno entrando sempre di più nell’ottica di sfruttare i benefici della digitalizzazione, tramite l’utilizzo di strumenti altamente tecnologici e performanti; è un processo di trasformazione necessario per evolvere il proprio ruolo e potenziare l’organizzazione aziendale.. E’ un percorso virtuoso ma che può presentarsi difficile per i leader che non trovano all’interno dell’organizzazione le competenze necessarie al percorso di digital transformation; in questo caso può essere risolutivo rivolgersi a consulenti esperti che sappiano introdurre nell’organizzazione risorse già formate e in grado di portare rapidamente competenza ed esperienza.  L’ affidarsi a un Interim Manager esperto può essere la scelta più opportuna per r tradurre l’innovazione in risultati concreti per le aziende, per velocizzare i tempi e ottimizzare i processi, agendo a supporto delle risorse umane con l’obiettivo comune di potenziare e valorizzare il capitale umano e migliorare l’immagine aziendale.

Come sta lavorando la tua azienda e come un manager può aiutarla

Che la gestione del lavoro in azienda stia andando sempre di più verso una modalità ibrida non è ormai una novità, ma quali sono i criteri con i quali attuarla? E soprattutto, qual’è la strategia migliore da intraprendere per il lungo periodo? 

 

La necessità di un approccio proattivo al cambiamento

La crisi sanitaria ha costretto la gran parte delle aziende a rivedere le modalità di gestione ed organizzazione del flusso lavorativo, spostando la gran parte delle attività in smartworking

Con l’allentamento delle restrizioni pandemiche, i leader aziendali assumono così grande rilevanza nel prendere le giuste decisioni su come ottenere una strategia efficace di gestione del lavoro da remoto. 

Se ad inizio 2020 infatti, il cambiamento era stato forzato e non previsto, ora le aziende hanno la possibilità di reagire proattivamente al cambiamento, al fine di individuare metodologie e strumenti più adatti e gestire al meglio il personale a distanza. 

Piuttosto che ritornare semplicemente alla “normalità”, le figure manageriali di alto profilo sono chiamate a pensare in maniera strategica per sfruttare al massimo le nuove modalità di lavoro.

 

Partire dal gusto equilibrio tra ufficio e remoto

Innanzitutto, il manager di competenza deve essere in grado di comprendere quale sia il giusto mix di lavoro a distanza per la propria organizzazione

Ci possono essere diversi fattori chiave che influenzano la scelta tra una modalità prevalentemente da remoto, ibrida o principalmente in ufficio. I principali sono:

  • Il livello di esperienza del personale: i nuovi dipendenti o quelli recentemente promossi hanno più facilmente necessità di un periodo iniziale in presenza, sia per acquisire le competenze implicite che possono essere assorbite più velocemente in ufficio, sia per costruire relazioni interpersonali. Nel caso di team esperti e consolidati, è bene in ogni caso organizzare incontri periodici, anche virtuali, sia in ottica di allineamento che di mantenimento degli scambi tra colleghi.
  • La natura delle attività lavorative: un ruolo fortemente collaborativo e di team richiede chiaramente un maggiore sforzo per essere operato prevalentemente da remoto, mentre una professione autonoma, che non necessita di coordinamento, è ideale per una modalità di lavoro svolta prevalentemente da remoto.
  • Le preferenze interne ed aziendali: è fondamentale tenere in considerazione anche le singole preferenze ed esigenze di ognuno per evitare malcontenti e relativi cali di performance. Inoltre, va considerato anche il posizionamento dell’azienda rispetto a soluzioni da remoto in termini di sostenibilità e risparmio.

 

Dalla metodologia alla strategia di lungo periodo

Una volta individuata e attuata la modalità più congrua alle diverse esigenze, è necessario però spostare il proprio orizzonte su un’ottica di lungo periodo e comprendere quale può essere la strategia più adatta per la propria azienda. 

Anche in questo caso, è possibile individuare tre aspetti cardine su cui un manager qualificato deve focalizzarsi:

  • Mantenere un sano clima lavorativo anche a distanza

Conservare la serenità e la salute fisica e mentale del personale che opera prevalentemente da remoto rappresenta una delle principali sfide legate allo smartworking. Riuscire a trovare soluzioni atte a prevenire possibili disagi diventa così fondamentale per le aziende.

  • Garantire una solida cultura aziendale

Man mano che il lavoro passa a modelli più ibridi, potrebbe essere necessario rafforzare la cultura interna dell’impresa, trasmettendo valori e principi fondanti. Le modalità possono essere varie: dalla costruzione di esperienze condivise a comunicazioni ed iniziative periodiche.

  • Massimizzare il coinvolgimento del personale

Il lavoro a distanza può generare un senso di isolamento e di scarsa partecipazione alle attività aziendali. Per questo, è importante mantenere costanti e regolari contatti con chi è in smartworking, ricorrendo a riunioni digitali di valore e condivise. Un manager può inoltre stabilire pratiche precise per la collaborazione in team, promuovendo un’identità comune e obiettivi chiari e condivisi. Anche i momenti tipici del lavoro in ufficio potrebbero essere mantenuti anche nel mondo digitale, come, ad esempio, la pausa caffè e la creazione di momenti di svago e discussione condivisi. 

Leadership e smart working: come gestire un team a distanza

Il passaggio allo smart working non è stato scontato e indolore per molte aziende e anche i manager hanno avuto un ruolo centrale in questo.

Oltre a dover mantenere quelle competenze manageriali, dettate dall’esperienza maturata nel ruolo, un manager deve possederne delle altre per essere in grado di gestire il proprio team anche in modalità smart working.

Questo passaggio non è sempre facile, poiché il manager è abituato ad avere un contatto quotidiano con i suoi collaboratori e a gestire il tutto in presenza.

Con lo smart working le regole del “gioco” cambiano, e non sempre i manager riescono a gestire al meglio questo cambiamento.

Leadership e smart working: come gestire un team a distanza

Come gestire lo smart working da manager

La gestione dello smart working per un manager non è semplice. Infatti il manager deve fare i conti con possibili rischi e insidie e, allo stesso tempo, cogliere i benefici della modalità del lavoro a distanza.

Nella situazione specifica dello smart working il manager deve innanzitutto rinunciare ad alcuni fattori che erano prerogative del lavoro in presenza, come, ad esempio:

  • il contatto diretto e quotidiano con i collaboratori
  • il rispetto ossequioso degli orari di lavoro
  • il monitoraggio costante delle attività
  • la risoluzione immediata delle stesse
  • il controllo integrale e continuativo di ogni aspetto del team

Rinunciare a questi aspetti comporta un profondo cambiamento culturale, non sempre immediato da accettare. Tuttavia, questo approccio di gestione di un manager nei confronti del lavoro e dei collaboratori può avere molteplici benefici sia in termini di motivazione, nel breve termine, sia in termini di soddisfazione, nel lungo termine.

Leadership e smart working: come gestire un team a distanza

Manager smart: quali sfide e responsabilità?

Un manager smart, chiamato a gestire la sua azienda e i suoi collaboratori a distanza, deve affrontare delle nuove sfide relative al suo ruolo e fare i conti con nuove responsabilità.

In particolare, dovrà:

  • Offrire linee guida per la gestione dello smart working
  • Promuovere un approccio flessibile al lavoro
  • Definire ruoli e confini delle attività
  • Assicurare l’accesso agli strumenti di lavoro necessari
  • Monitorare l’andamento delle attività e le aspettative dei team

Regolamentare lo smart working

Per gestire lo smart working dell’organizzazione al meglio, il manager smart è chiamato a fornire delle linee guida in grado di regolamentare lo smart working. 

Le linee guida dipendono dalla struttura dell’organizzazione e dagli strumenti a disposizione per far fronte allo smart working. In base a questi elementi, il manager deve formulare la soluzione migliore per la propria azienda, considerando anche modalità, orari e strumenti di lavoro per ogni collaboratore. 

Diffondere una nuova cultura organizzativa

Non più basata sul controllo diretto dei collaboratori in ogni singola fase del lavoro, ma sul raggiungimento di obiettivi definiti a breve o a lungo termine.

Questa cultura deve essere insita nei manager e poi trasferita e diffusa a tutti i collaboratori di tutte le aree di lavoro. Attraverso questa nuova cultura organizzativa, il lavoro sarà basato sulla fiducia reciproco e sulla valutazione dei risultati raggiunti, a partire da obiettivi definiti ex ante.

Promuovere una flessibilità lavorativa

Legato alla gestione per obiettivi, tra le sfide del manager smart vi è anche la promozione di una flessibilità del lavoro.

Infatti, se è vero da una parte che il manager deve chiarire fin da subito gli obiettivi prefissati, dall’altra deve anche lasciare al proprio collaboratore la possibilità di gestire in autonomia il proprio tempo, secondo il proprio ritmo e secondo il percorso più opportuno.

Il tutto ovviamente stabilendo a monte ruoli e confini delle attività di ogni collaboratore.

Assicurare l’accesso a strumenti e tecnologie adeguate

Il manager deve assicurarsi che tutti i collaboratori abbiano gli strumenti necessari per gestire il loro lavoro da remoto, senza che essi siano d’ostacolo alla loro produttività e quindi al raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Promuovere forme alternative di “contatto”

È importante che il manager prevede delle modalità smart di contatto con i propri collaboratori. Attraverso strumenti e piattaforme adatte può, ad esempio, fissare degli incontri periodici con i propri collaboratori o tra i collaboratori, in modo da far sentire tutti parte integrante di un team.

Monitorare l’andamento delle attività in smart working

L’attività di monitoraggio è fondamentale per i manager per capire se lo smart working sta funzionando al meglio o se ci sia qualche aspetto da migliorare.In questo senso, un manager potrebbe rivedere le linee guida che regolamentano lo smart working, stabilendo una riformulazione dello stesso in base ai feedback dei collaboratori e agli obiettivi raggiunti in un determinato periodo.

Non bisogna, infine, dimenticare che ogni collaboratore, pur lavorando in smart working, ha bisogno di sentirsi “coccolato” dal proprio manager e incentivato per i risultati raggiunti. In questo senso, per favorire una totale soddisfazione del collaboratore, è importante garantirgli eventuali sviluppi di carriera, bonus e benefit in merito all’attività svolta.

Come cambierà il futuro del venditore della digital revolution?

Abbiamo un problema: solo il 3% degli acquirenti si fida di noi. Alcuni ipotizzano che uno dei primi lavori che verranno rimpiazzati dell’intelligenza artificiale sarà quello del venditore.

Ma, prima di andare a dare le dimissioni, voglio che ricordiate che più tecnologia significa più esigenze uniche dell’acquirente, il che significa che sarà richiesto un grado più elevato di attenzione e personalizzazione del servizio. Le vendite e i venditori non scompariranno ma cambieranno radicalmente.

Immergiamoci nei cambiamenti più importanti che il mondo delle vendite di oggi, per poi guardare all’impatto che il progresso tecnologico avrà sui venditori di domani.

Il futuro delle vendite: Il fattore strategico

L’innovazione nelle vendite è legata alla tecnologia che sta spingendo il settore in avanti, ma è altrettanto legata a tutto ciò che sta portando risultati reali con i clienti di oggi. Ecco le chiavi strategiche per ottenere risultati reali nel moderno scenario di vendita.

Amore per i problemi del cliente

Se ami la tua famiglia, è probabile che valga la pena passare del tempo con loro. Se amate il calcio, la vostra domenica sarà probabilmente dedicata allo stadio per una buona parte dell’anno. Ma se amate i problemi dei vostri clienti, è importante trovare la risposta giusta a ciò che li affligge. Non una risposta qualsiasi, ma la risposta giusta. E questo significa che a volte dovrete dire “no”. Se non c’è un prodotto adatto, o se non credi di poter generare più entrate, o aiutarli a raggiungere meglio i loro obiettivi, allora potrebbe essere il momento di ritirarsi. Certo, probabilmente si può forzare una vendita, ma cosa succede a tre mesi di distanza? Questo cliente sarà scontento e tu non avrai fatto nessun passo avanti, anzi…

Conoscenza del prodotto

Ammettiamolo, le vendite digitali sono un settore complesso. Ci sono più di 7.000 fornitori di soluzioni solo nel settore delle tecnologie di marketing. Queste aziende stanno lottando per la stessa quota di ricavi, sostenendo una moltitudine di offerte per soddisfare le esigenze di un milione di clienti. Come potete far risaltare la vostra offerta tra la folla?

Il primo pezzo del puzzle è semplicemente la passione per il prodotto. Se non riesci ad entusiasmarti davvero per quello che stai vendendo, perché un potenziale cliente dovrebbe entusiasmarsi per il tuo prodotto?

Il prossimo tassello del puzzle è quello di adottare un approccio basato sui fatti. Hai davvero bisogno di avere sttistiche e recensioni sul web perché i consumatori possono fare più ricerca che mai. Se sei in una chiamata e tiri fuori alcuni numeri da un cappello per cercare di convincere qualcuno la prima cosa che faranno dopo quella chiamata è afferrare il loro smartphone e fare una ricerca su Google per vedere se hai detto la verità.

Il futuro delle vendite nella digitalizzazione

Professionalità

La tecnologia sta cambiando alla velocità della domanda dei consumatori, a volte il cambiamento più imprevisto non è affatto un cambiamento. Per quanto la tecnologia si sia evoluta per rendere la vita di un venditore molto più facile, una cosa che non è cambiata è l’aspetto della professionalità.

Al telefono, in occasione di una conferenza, in una caffetteria, in una concessionaria o in qualsiasi altro luogo; gli addetti alle vendite devono ancora portare con sé un alto livello di professionalità. Ma cosa significa esattamente?

Si tratta di avere fiducia in se stessi e nel prodotto/servizio che si vendete. Si tratta di essere puntuale per tutte le vostre riunioni e chiamate, e di rispettare sempre le promesse fatte. Professionalità è essenzialmente padroneggiare il mestiere delle vendite e creare clienti affettuosi e fedeli.

Il futuro delle vendite: Il fattore tecnologico

E’ qui che ci immergeremo in parole come “intelligenza artificiale”, “automazione”, “automazione” e tutto ciò che riguarda le vendite digitali.

I prossimi 12 mesi

Perche’ dovremmo preoccuparci di guardare a 12 mesi? Quanto può davvero cambiare in un anno? Molto. Con l’innovazione tecnologica e l’automazione in continua espansione, dobbiamo tutti imparare ad essere più lungimiranti, altrimenti saremo tutti lasciati indietro. Ecco alcuni dei principali cambiamenti tecnologici che potete anticipare:

Tecnologia per incrementare le vendite

Nel 2019, quando il tempo è diventato il costo maggiore di tutti, è stata data una maggiore enfasi sullo sviluppo di chiare strategie per incrementare vendite. Questo è l’anno in cui ci si concentrerà sull’efficienza – efficienza nel processo di integrazione e nello sviluppo delle migliori competenze nei team di vendita – e sull’utilizzo della tecnologia per migliorare l’efficacia.

Incrementare le vendite diventa difficile perché ogni organizzazione ha un processo unico ed esigenze uniche, rendendo difficile l’implementazione di una soluzione “unica per tutti”. Fortunatamente, le aziende hanno accesso a più dati che mai. Questi dati possono essere utilizzati per creare programmi personalizzati di on-boarding e coaching, scenari di vendita simulati e molto altro ancora. Alcune soluzioni specifiche per aiutare in questo processo di sviluppo saranno:

Il tuo CRM di vendita e marketing. Se si utilizza Hubspot, Salesforce o un CRM white lable, si avrà accesso a una tonnellata di dati e intuizioni per supportarli. Queste intuizioni possono aiutarvi a strutturare la vostra nuova strategia incremento delle vendite.
Una volta stabilito un piano, è possibile sfruttare la tecnologia come MindTickle per aiutarvi a organizzare e implementare la vostra strategia.

Intelligenza artificiale e vendite
L’intelligenza artificiale aprirà numerose porte per i venditori e offrirà il potenziale per migliorare notevolmente la produttività. Gli addetti alle vendite saranno in grado di appoggiarsi sempre di più ai loro computer, ai loro CRM e ad altri strumenti.

Conclusione
Probabilmente i venditori non verranno sostituiti dai robot nei prossimi 30 anni ma ci saranno grandi cambiamenti.

I cambiamenti strategici a cui potete prepararvi sono:

  • La necessità di innamorarsi dei problemi dei vostri clienti
  • Adottare una mentalità di consulenza/coaching
  • Mantenere la professionalità
  • Diventare creativo

I cambiamenti tecnologici a cui puoi prepararti sono:

  • Seguire le tecnologie giuste per incrementare le possibilità di vendita
  • Più IA e meno compiti ridondanti