Global business: da opzione a necessità

Global business: da opzione a necessità

di Domenico Costa

Dopo due anni di convivenza con la pandemia Covid-19, ci troviamo in una situazione più difficile del previsto, dovuta all’inflazione e al conseguente aumento incontrollato dei prezzi delle materie prime e dell’energia. E’ una situazione che rende più incerta la ripresa dell’economia mondiale, e l’Italia non si discosta da questo trend. 

Imprese: internazionalizzare per crescere 

Non tutte le imprese ce l’hanno fatta e non tutte ce la faranno ad affrontare la risalita; molte si adatteranno ai nuovi cambiamenti e trasformeranno radicalmente il loro Business: a partire dagli assetti organizzativi per arrivare ai modelli strategici, e quelle più lungimiranti si attrezzeranno per operare efficacemente nei mercati esteri. 

Nessuna azienda, ad oggi, può permettersi di rimanere ferma a guardare e ad attendere che il mercato si riprenda autonomamente; tutte dovranno necessariamente cercare nuovi sbocchi e nuove opportunità per distribuire la produzione a costi meno elevati. Bisogna considerare la globalizzazione come un’opportunità per intensificare gli investimenti, e di conseguenza i ricavi, e per ottenere molteplici benefici positivi, tra cui evidenziamo una minore dipendenza dall’andamento dell’economia nazionale e la possibilità di compensare le crisi in alcuni mercati esteri con un’internazionalizzazione ancora più estesa. 

Cosa spinge le aziende verso i mercati internazionali nonostante le grandi tensioni politiche e un’incertezza crescente? 

Sicuramente le opportunità di crescita e sviluppo, ma anche i vantaggi competitivi che si possono ottenere in termini di: 

  • costi inferiori di produzione e distribuzione rispetto ai competitor;
  • poter raggiungere consumatori che percepiscono i prodotti come unici rispetto alla concorrenza locale; 
  • generare profitti superiori sui mercati esteri. 

Quanto contano i costi di trasporto nella scelta dei mercati 

Ad oggi, uno dei temi più importanti per determinare su quali mercati puntare per allargare il proprio ambito operativo e quali invece accantonare, è quello dei costi di trasporto: molte imprese, dati i costi elevati di trasporto che sembrano non essere destinati ad abbassarsi per lungo tempo, puntano ad accorciare il percorso chilometrico per l’approvvigionamento e per la vendita all’estero. 

Questa strategia prende il nome di “nearshoring” e ha l’obiettivo di abbattere i costi di trasporto affidandosi a produzioni, collaborazioni e  fornitori in prossimità del territorio di provenienza, ad esempio stati confinanti. 

Infatti, la nuova economia punta ad ottimizzare i costi e ad implementare nuove idee di business: ridurre i percorsi fatti dalle merci intorno al globo avrà un impatto positivo sia per gli stessi operatori del settore sia per l’ambiente.

Il ruolo dei manager nell’apertura di nuovi mercati esteri

Data l’impellente necessità di internazionalizzarsi, quindi di collaborare e a volte perfino di fondersi con nuove realtà estere, è bene avere piena consapevolezza dell’importanza delle risorse e dei Manager che dovranno affrontare questa sfida. 

Avere a disposizione un capitale umano preparato e che abbia una profonda conoscenza, non solo delle lingue e delle culture, ma anche della filiera produttiva e di approvvigionamento dei mercati in cui si va ad operare, è determinante affinché l’impresa non vada incontro a insuccessi ed errori. 

L’introduzione di un Temporary Manager, competente e con consolidata esperienza in dinamiche e contesti analoghi, che possa supportare l’impresa nella fase di avvio, la più delicata della transizione, è sicuramente una buona strategia per l’imprenditore. 

Infatti, le skills richieste sono sempre più complesse ed è sempre più difficile trovare delle risorse altamente competenti in tempi brevi, risorse che si rivelano indispensabili per instaurare una collaborazione positiva con i manager internazionali. 

Fidarsi solo della propria cultura aziendale e della percezione interna dei fenomeni sociali, aziendali e di mercato, è rischioso poiché porta inevitabilmente a formulare le strategie e a disegnare l’organizzazione in modo autoreferenziale, rischiando di portare solo risultati negativi per l’azienda sul mercato estero. 

È una sfida in cui si vince solo avendo nella propria squadra persone di qualità, a prescindere dalla loro lingua o cultura di origine: il talento è il primo requisito per attrarre fornitori e/o investitori del mercato globale, è un contesto altamente competitivo che ha necessità di essere sempre più internazionale e meno locale. 

Il fattore organizzativo è uno più importanti da tenere in considerazione, affinché le integrazioni e le fusioni tra imprese italiane ed estere si sviluppino con maggiore frequenza e con un sempre maggiore successo.

Le reti d’impresa all’interno dei mercati globali 

Le reti tra imprese, soprattutto sui mercati esteri, diventeranno decisive perché anche alle aziende più piccole si apre la possibilità di farsi spazio all’interno di un mercato molto più ampio dove l’innovazione e le strategie prevalgono sulla dimensione del business.  

A tutte le imprese, quindi, è richiesto di crescere, svilupparsi e affrontare nuove sfide in termini di solidità e di qualità sia nel mercato locale che nel mercato internazionale: farlo avvalendosi di personale qualificato è il primo passo per ottenere successo nel breve periodo e per avere risultati nel lungo. 

TIM Management dal 1987 offre supporto manageriale alle aziende, nelle fasi di ristrutturazione e in quelle di crescita e sviluppo, in Italia e all’estero. TIM Management è parte di WIL Group, un network costituito da 13 società leader nell’Interim Management operanti in 60 paesi, con l’obiettivo di fornire un efficiente servizio transnazionale ai propri Clienti e supportare lo sviluppo internazionale, con l’inserimento di Interim Manager locali nelle filiali estere e la ricerca di business partner.

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